CAMPOSANTO

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Cenni Storici

Camposanto sorge in provincia di Modena, lungo la riva sinistra del Panaro, che nella “bassa pianura” costituisce il naturale confine con la provincia di Bologna. Questa natura "frontaliera" ha sempre condizionato la storia civile del paese, specie nel periodo pre-unitario, quando il territorio oltre-fiume era soggetto alla Legazione Pontificia. Un’ulteriore caratteristica storico-ambientale è costituita dall'ancestrale lotta degli abitanti di questi bassi luoghi condotta per il contenimento, entro argini artificiali, delle acque fluviali e la contemporanea regimazione di quelle superficiali. L’attuale giurisdizione comunale si estende su circa 23 Kmq di territorio, dislocato fra quelli limitrofi di Bomporto, Crevalcore, Finale Emilia, Medolla, S. Prospero, Ravarino e San Felice sul Panaro. Il nucleo abitativo principale è suddiviso nelle località Capoluogo, Passovecchio, Passo, Tre Case, S. Anna, Cabianca, Cadecoppi, Ghirone, Bottegone, Gorzano e Bosco. L'abitato si è sviluppato, tra il XIV ed il XV secolo, a seguito dell'immissione forzata del fiume Panaro nel Canale Naviglio, in prossimità di Bomporto. La diversione delle acque mirava a risolvere il problema delle frequenti esondazioni del Panaro sul versante bolognese e, nel contempo, ad incrementare la portata del Naviglio, al fine di prolungarne la navigazione anche nei periodi di magra. Questo fondamentale evento di regimazione idraulica e l'esaurirsi delle opere di disboscamento, dissodamento e bonifica della Selva di Lovoletum, insieme all'aumento dei traffici fluviali, il traghettamento, il pedaggio doganale, la pesca ed i mestieri correlati alla vita sul fiume, motivarono il convergere della popolazione, dalle campagne vicine, verso il nuovo borgo sorto in riva al Canale. Probabilmente il borgo sorgeva attorno ad un preesistente fortilizio a salvaguardia della navigazione e a tutela del passo fluviale. Il nome del rione Bastiglia, evoca la lontana presenza in loco di una struttura adibita a tali funzioni. Tutto ciò determinò il lento decadere delle località vicine, prima fra tutte Gorzano, sicuramente il nucleo abitato più antico del circondario, in favore del nuovo centro. La prima citazione ufficiale conosciuta del toponimo (Campus Sanctus) risale al 1445. L'origine del nome nulla ha a che fare con eventi drammatici o con fantomatici luoghi di sepoltura. L'ipotesi più plausibile mette in relazione il nome del paese con quello dei Santi, nobile famiglia ferrarese che, sul finire del secolo XIV, ottenne dagli Este vaste investiture di terreno nel modenese. La chiesa (intitolata a San Nicolò, protettore dei naviganti) documentata a partire dalla seconda metà del XV secolo, sostituì l'antica cappella, dedicata a S. Giorgio, che sorgeva in prossimità di Gorzano. Il progressivo decadere del monastero nonantolano accentrò nelle mani degli Este lo sfruttamento di gran parte del bosco della Saliceta, residuo dell'antica selva di Lovoleto. Da Camposanto, i livellari gestivano la conduzione del bosco ed il commercio del legname. Migliaia di fascine e di stanghetti, trasferiti al fiume a spalla e con carri, da portatori e carradori mediante la via Ghinella, erano accumulati nella cosiddetta Legnara di Camposanto, quindi imbarcati sulle chiatte fluviali alla volta di Modena e Ferrara. La fertilità della terra richiamò addetti all'agricoltura. Campi di cereali, lunghi filari di vite, sequele interminabili di olmi, si sostituirono al bosco e al sottobosco. La vocazione all’agricoltura giustifica ancora oggi la devozione popolare per la martire S. Eurosia, invocata contro le ingiurie del tempo e le catastrofi naturali. Nel corso del XVII secolo il paese fu elevato al rango di Contea, feudo prima della famiglia Forni e in seguito dei Ponticelli di Garfagnana. Nel 1743, il giorno 8 febbraio, Camposanto fu teatro di un epico scontro, fra gli eserciti austro-sardo e gallo-ispano, nell’ambito della cosiddetta "Guerra di successione Austriaca" (1740-48). La battaglia, che vide furiosi scontri all’arma bianca e cagionò oltre 4.000 morti nelle fazioni, ebbe esito incerto: entrambi i contendenti si attribuirono la vittoria. Il retaggio di quel cruento episodio permane nella simbologia del vessillo comunale: una spada ed una sciabola incrociate che sovrastano l'emblema araldico. Dopo un breve periodo di autonomia comunale in età napoleonica, nel 1815, con l'avvento della restaurazione dell’autorità ducale in Modena, il paese fu assoggettato alla comunità di S. Felice. Solo nel 1860, riacquistò la dignità comunale. La Prima Guerra Mondiale richiese ai Camposantesi un pesante tributo di sangue, ma fu soprattutto durante il secondo conflitto che il paese subì gravi danneggiamenti e lutti fra la popolazione civile. Nel primo dopoguerra, fu definitivamente estirpato il residuo Bosco della Saliceta, ultimo lembo della secolare Selva di Lovoleto. Il figlio più illustre di questa terra è certamente Pietro Giannone (Camposanto 1791 - Firenze 1872), eroe, poeta ed esule del nostro Risorgimento Nazionale. Una menzione particolare meritano anche Mons. Luigi Spinelli (Cabianca 1820 - Modena 1882), fondatore in Modena, nel 1859, delle prime "scuole serali gratuite per i figli del popolo" e Maria Barbara Tosatti (Cabianca 1891 - Roma 1934), poetessa di buona fama.

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