CAMERI

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Un po' di storia...

Cameri, venne fondata dai Vertecomari (o Comari), dai quali, secondo alcuni storici, derivò anche il nome. Questo antico popolo si sovrappose ai Liguri, tra i primi popoli ad abitare l’Italia Settentrionale (calarono nella valle del Po verso il 1500 a.C.) e fondatori della vicina Novara. Nell'89 d.C. Novara divenne colonia romana e nel 42 Municipium indipendente, con giurisdizione sull’Agro Novarese. Il territorio camerese era interessato dal passaggio della Strada Maior, che proseguiva in direzione nord. Grazie alla particolare fertilità del suolo ed all'esenzione dalle imposte, che riguardava tutti coloro che erano riconosciuti cittadini romani, questa zona conobbe un periodo di prosperità e di pace che durò fino al V secolo d.C., quando iniziarono, ad ondate successive, le invasioni barbariche. A testimoniare questa fase storica rimane solamente un cippo trovato presso la cascina Bornago, oggi conservato presso il Museo Lapidario della Canonica, a Novara. Gli Unni capeggiati da Attila saccheggiarono Novara nel 452, mentre nel 476 il territorio fu invaso dai Goti di Odoacre. Ai Goti succedettero i Gepidi, i Bulgari e i Longobardi. Questi colonizzarono la maggior parte dell’Italia del Nord, e il loro dominio si protrasse fino al 774, anno in cui i Franchi capeggiati da Carlo Magno li sconfissero nei pressi di Mortara. I Franchi divisero il Novarese nei contadi di Bulgaria e di Pombia. In un documento del 19 luglio 912, Berengario I concesse ad un certo conte Leone di costruire castelli in alcuni suoi possedimenti, tra cui Cammari e Bornago. Dopo la morte di Leone, avvenuta nel 914, sembra che questi territori fossero passati al ramo dei conti di Biandrate. Durante il periodo di lotta tra Comuni ed Imperatore, Cameri si schierò contro i Milanesi al fianco di Novara, avendo anch’esso iniziato un periodo di autogoverno. Tuttavia, nel 1358, Galeazzo Visconti entrò vittorioso a Novara ordinando la distruzione dei castelli dei Comuni che non gli erano stati fedeli. Anche Cameri subì questo destino. Il feudo venne riconosciuto a Michelino Piscatore di Novara a partire dal 1441, per volontà di Francesco Sforza, che all’epoca invase il Novarese. I Cameresi si appellarono al duca Galeazzo Maria Sforza, che concesse a loro di poter riscattare la propria libertà in cambio del pagamento di una somma di denaro al titolare del feudo. Successivamente alla trasformazione di Novara in Marchesato (azione avvenuta nel 1538 su ordine di Carlo V, Signore di Milano) e alla sua cessione in feudo al duca di Parma e Piacenza (Pier Luigi Farnese), gli abitanti di Cameri versarono 100 scudi d'oro a Ottavio Farnese per garantire che il paese in futuro non fosse dato in feudo, né venduto, per nessun motivo. Nel 1540 cominciò la dominazione spagnola, che gravò sul novarese per quasi due secoli. I Cameresi vennero sottoposti a forti gravami fiscali ed alle ruberie dei soldati spagnoli, che ebbero un tragico epilogo nell’epidemia di peste del 1630. Nel 1647, causa le difficoltà finanziarie del Regno Spagnolo, Cameri, come altri feudi, venne venduto ad un tale Daniele de Capitaneis. La libertà venne riconquistata nuovamente dai Cameresi, attraverso il versamento di una nuova somma di denaro all’erario spagnolo. A partire dal 1714 il novarese passò sotto il dominio asburgico, ma grazie ai trattati di Vienna (1738) ed Aquisgrana (1748) rientrò sotto il dominio del Re di Sardegna; il Ticino divenne confine tra Piemonte e Austria. Le guerre d'indipendenza sfiorarono soltanto la comunità camerese, costretta ad alloggiare, a turno ed a più riprese, sia le truppe piemontesi che quelle austriache. L’800 fu il secolo che portò la nascita dell’industria a fianco delle tradizionali attività agricole. Nei primi anni del XX secolo aprirono numerose aziende: nel 1906 Landini (filatura e tessitura), nel 1908 Bossi (tessitura); nel 1921 Manifattura Richetta. In questo periodò iniziò la sua attività anche l'industria chimica Pro.cos. Il ‘900 segnò l’apertura di un noto campo di aviazione nella brughiera camerese, ad opera dell'ingegnere francese Thouvenot. Successivamente, con il subentro della Società Genovese, vi venne aperta una scuola d’aviazione che cessò l’attività nel 1930. Il campo continuò tuttavia a funzionare come officina d'aviazione. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l'aeroporto divenne base operativa. Trascurato al termine del conflitto, riprese importanza a partire dal 1955. Attualmente è sede del reparto di manutenzione dei caccia "Tornado".

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