CADEO

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Le origini storiche di Cadeo

Cadeo è ubicata sulla riva sinistra del torrente Chiavenna, lungo la SS 9 che ripercorre l’antica consolare Via Emilia: questa strada, costruita tra il 191 e il 187 a.C., ha segnato le tappe della colonizzazione e della centuriazione ad opera dei Romani. Cadeo ai tempi dei Romani: “Decius Casam Deciam”. Le origini di Cadeo risalgono al 218 a.C. quando Roma inviò a Piacenza oltre seimila persone per dare vita a un nuovo insediamento. Altre fonti raccontano che già nel 302 a.C. Cadeo già c’era, ma non sono dati storici certi. Il primo nome fu assegnato dal cavaliere P.Decio, un nobile romano mandato nel piacentino con le colonie romane. Si usava a quei tempi dare il proprio nome ai villaggi o ai castelli dove i cavalieri abitavano. Nel 218 a.c. passarono per Cadeo le legioni romane con illustri condottieri come Giulio Cesare che, come si racconta, conobbe da queste parti una bellissima giovane di nome Calpurnia Pisone, figlia del noto Lucio Calpurnio Pisone. Giulio Cesare aveva avuto diverse mogli e amanti, tra cui la storia ricorda Servilia, che avendo più di quarant’anni indusse poi Giulio Cesare a sposare Calpurnia che allora aveva diciotto anni. Si narra che Giulio Cesare da Piacenza proprio nel giorno stesso del suo matrimonio con Calpurnia non si dimenticò Servilia e le mandò in dono una perla di grande valore, mentre il padre di Calpurnia portò in omaggio a Roma oltre ai tanti doni anche il buon vino piacentino, un mix di barbera e bonarda che i romani chiamarono “Gutturnio”. Anche Calpurnia fu in seguito ripudiata da Giulio Cesare, e da quel giorno non tornò più a Cadeo. Cadeo, veloce alternativa alla “Via dei Monasteri longobardi” Con la caduta dell’Impero Romano, le strade diventarono impraticabili; per lo più iniziarono ad essere percorse da schiere barbariche. Nel VI secolo i Longobardi ripristinarono alcuni tratti delle vecchie vie di comunicazione imperiali per collegare i ducati a Pavia, la loro capitale. Essi scelsero però sentieri montani per evitare le pianure incolte e paludose e per evitare l'incontro con i Bizantini, che avevano centri nevralgici specialmente sul mare. Attraverso l’Alpem Bardonis (il Monte Bardone, ovvero il Passo della Cisa), i Longobardi raggiungevano la Toscana, battendo la cosiddetta “Via dei monasteri longobardi”. Esisteva un percorso alternativo a questo, che evitava il Monte Bardone: i Longobardi percorrevano il tratto da Fiorenzuola a Bardi attraverso il Passo del Pelizzone, quindi a Borgotaro e a Pontremoli, percorrendo così un itinerario poco più ad ovest dell’attuale autostrada della Cisa. Con l’arrivo dei Franchi, nel IX secolo prese vita la Via Francigena, (che prendeva nome dal rapporto privilegiato dei Franchi con Roma e il Papato). La Via Emilia tra Parma e Piacenza prese il nome Via Francigena: scendeva da Fidenza verso Pontremoli, valicando il Passo della Cisa. Cadeo medievale Nel 1109 un nobile piacentino, Gandolfo de Ribulo, affiancato dalla moglie Gisla, fondò un “Hospitale” in onore del glorioso Principe degli Apostoli “San Pietro”, sulla strada che guidava a Roma. Questo hospitale fu chiamato “Casa di Dio” e fu custodito e mantenuto sotto la cura di un Priore secondo la regola del Beato Agostino “Agostiniani”. Il luogo godeva di ampi locali e aveva molte migliaia di pertiche di terreni. Fin da subito la “Casa di Dio” acquistò grande fama e privilegi anche da parte di sommi Pontefici. Nell’anno 1173 Armano, Ministro e Rettore dell’hospitale della Casa di Dio (Cadè) per il grande numero di poveri alloggiati fu costretto a chiedere in prestito sette lire di moneta di Piacenza per pagare la quantità di grano preso per sfamare i poveri, ma non avendo a disposizione il denaro da restituire, fece libera vendita al creditore, (un certo Calegario) con il consenso degli altri suoi fratelli e con il parere di Bernardo del Cairo, avvocato e protettore dell’hospitale: ventisette pertiche di terra nel Villaggio di Caverò alla presenza di Guglielmo Seccamelica, Console di Giustizia che autorizzò il contratto il 7 febbraio 1174. Nel luglio del 1198 Cadeo ottenne l’Apostolico indulto, grazie all’allora Priore e ai fratelli dell’hospitale della Casa di Dio: la casa fu messa sotto la protezione di San Pietro e della Sede Romana e furono confermate tutte le donazioni come aiuto per i passi futuri. Questo privilegio fu rinnovato molte altre volte da diversi Pontefici con questo titolo: “Santissimi D.N. Innocntii Papa tertii pro Canonica Casa Dei apud Placentiam “. A partire dal 1199 i Lateranensi detennero un insigne priorato a Cadeo, dove un Priore e alcuni monaci risiedevano e gestivano l’Ospedaletto-ospizio annesso alla loro Chiesa di San Pietro poi chiamata la “Cà de Deo”, che con il passare del tempo, attrasse grandi donazioni benefiche: i Lateranensi divennero così proprietari di uno dei maggiori latifondi degli stati parmensi. Il priorato di Cadeo fu unito alla Canonica di Piacenza nel 1144 ma l’unione del Priorato di Cadeo alla Canonica piacentina fu concessa con una Bolla Papale solo nel 1441. Cadeo tra incendi e saccheggi. Borgo e castello di Cadeo furono incendiati e distrutti nel 1298 da Alberto Scotto, ricco signore di Piacenza sempre in lotta con i villaggi vicini e con i suoi abitanti. In quel periodo reggeva la Pretura Francesco Samaritani che era ben accetto dai cittadini, ma Alberto Scotto non contento incominciò a esigere con forza ingenti somme di denaro dai nobili piacentini e alcuni di loro furono addirittura imprigionati e lasciati morire di stenti. Arrivò anche a Cadeo dove mise a fuoco le case, il castello e tutto il raccolto dei campi che serviva per mantenere l’ospitaletto. A causa di ciò il Priore e i frati di questa casa furono accolti sotto il patrocinio della Santa Sede. Il territorio fu ancora saccheggiato da Galeazzo Visconti nel 1314 insieme a tanti villaggi vicini. Galeazzo Visconti era un comandante tiranno e crudele tanto che uccise due Chierici mandati dal Papa da Avignone dopo avere udito la loro ambasciata e addirittura mandò dei sicari per rapire nel luogo della Cadè il Priore dell’hospitaletto Ribaldo del Cairo. Il Priore avvertito in tempo si nascose e allora, non avendolo trovato, rubarono tutto quello che trovarono e saccheggiarono case e campi. Fonti storiche narrano che Cadeo fu distrutta numerose volte. Nel 1336 da Azzo Visconti durante la guerra tra Guelfi e Ghibellini, nel 1449 da Angelo Sanvitale, padrone di Fiorenzuola e durante il conflitto con Francesco Sforza il castello fu distrutto fino alle fondamenta, ricostruito nuovamente in seguito. Si pensa che il castello fosse una struttura difensiva. Ne è registrata l'esistenza nella carta geografica dei Ducati affrescata in San Giovanni Evangelista a Parma nel 1574. Le notizie sono limitate riguardo all’insediarsi della popolazione: si ricorda l’esistenza di un’osteria, documentata nel 1620 e che nel 1832 il villaggio contava 58 case e 280 abitanti. ISTITUZIONE DEL COMUNE Il Comune di Cadeo fu istituito in seguito alla riforma amministrativa napoleonica; il primo edificio che ospitò gli uffici comunali è ancora visibile lungo la strada, davanti alla chiesa di San Pietro: è una struttura rettangolare identificabile per l’alto portico a tre archi posto sul fronte principale. Successivamente la sede comunale fu trasferita a Roveleto, dove nel 1931, si inaugurò l’attuale Municipio davanti al Santuario. LO STEMMA COMUNALE Risale al 1923, anno in cui, in occasione della visita del primo ministro Benito Mussolini a Piacenza, venne conferito al comune di Cadeo il gonfalone, con un Decreto Regio firmato dal Re Vittorio Emanuele III di Savoia. Sul gonfalone si trova uno scudo blu e una chiesetta ("casa di Dio") con sopra due bastioni da pellegrino incrociati ("casa del pellegrino")

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