BORGO TICINO

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Cenni storici

Il territorio di Borgo Ticino è stato abitato fin dai tempi preistorici: lo dimostrano numerosi ritrovamenti archeologici risalenti alla Civiltà di Golasecca e databili tra il IX e il VII secolo a.C., rinvenuti prevalentemente nella zona pianeggiante tra Borgo Ticino e Castelletto, non lontano dalla Madonna delle Grazie. In epoca romana un Castrum romano, dipendente dal municipium di Plumbia (Pombia) sorgeva nell’attuale frazione di Cagnago. Borgo Nuovo di Ticino nasce intorno al 1190 come borgo franco, libero da obblighi dei confronti del feudatario, probabilmente per trasferimento della popolazione di Lupiate, centro situato tra la Cicognola e la cascina Beati di Castelletto. Tra il Duecento e il Trecento il nuovo borgo (che ben presto viene chiamato semplicemente Borgo Ticino) si governa in modo autonomo, pur subordinato al comune di Novara, ed acquista una certa importanza: la collocazione lungo la “Strada Olegii”, che da Arona portava a Novara, favorisce lo sviluppo di un mercato che documenti risalenti agli anni intorno al 1250 dicono frequentato dagli artigiani novaresi appartenenti alle Corporazioni (Paratici) dei calzolai e dei ferrai. Lo sviluppo dell’artigianato è confermato anche dalla presenza di un monastero femminile delle Umiliate. E’ a questo periodo che risalgono le due croci in pietra che fino a pochi anni fa si trovavano ancora all’inizio e alla fine del paese. Le “Consegne dei beni ecclesiastici” del 1347 indicano la presenza a Borgo Ticino, parte del vicariato di Oleggio, di ben quattro chiese: S.Maria (la parrocchiale), S.Maria di Lupiate (sul luogo dell’attuale Madonna delle Grazie), S.Michele (oggi scomparsa, anche se il toponimo persiste), S.Zeno o Zenone (di cui restano poche pietre). Nel 1312, nel corso delle lotte tra le famiglie novaresi dei Tornielli da una parte e i Brusati e i Cavallazzi dall’altra, viene distrutto il castello di Cagnago. Esso fu successivamente ricostruito dai Visconti, dei quali rappresentò un punto di forza, grazie alla sua posizione dominante verso il Ticino e il lago. Oggi rimangono solo poche tracce sui muri di alcune abitazioni. Nel 1413 il territorio di Borgo Ticino viene dato in feudo a Lancellotto ed Ermes Visconti e nel 1447 passa ai Borromei, che lo terranno fino al XVIII secolo. Nel 1450, un censimento indetto dal Duca di Milano Francesco Sforza attesta la presenza nel paese di 125 focolari (=abitazioni), con una discreta produzione di carni e vino. E’ di questo periodo l’Oratorio di Maria Vergine Addolorata, un ampio edificio successivamente trasformato in rifugio per gli appestati: di qui il nome Lazzaretto, che ancora oggi resta ai ruderi di questo edificio. Censimenti civili ed ecclesiastici del Cinquecento danno l’immagine di un paese con una forte percentuale di benefici ecclesiastici molto frammentati e con terreni prevalentemente destinati ad arativo e pascolo. Intorno alla metà di questo secolo svolge la sua attività una delle figure più illustri della storia borgoticinese, il sacerdote Antonio Cerruti, nato nel 1506 circa, che pubblicò diverse raccolte di poesie in latino, di varia intonazione: satiriche, amorose, politiche, scherzose. La Novara Sacra dell’arcivescovo di Novara C. Bascapè, scritta sulla base delle osservazioni svolte durante le minuziose visite pastorali da lui condotte, attesta che, all’inizio del Seicento, a Borgo Ticino vi erano due parrocchie, i luoghi erano ricoperti di boschi che davano un notevole reddito in legna da fuoco trasportata a Milano attraverso il fiume. Risale all’inizio del Seicento la ricostruzione del Santuario della Madonna delle Grazie, che il Bascapè aveva giudicato bisognoso di ampi restauri. Nel 1718 un censimento svoltosi sotto la breve sovranità austriaca calcola la popolazione in 1159 abitanti. Nel corso del secolo la popolazione crebbe fino ad arrivare nel 1814 a 1535 abitanti. E’ in questo periodo che la Chiesa Parrocchiale viene abbellita ed arricchita. In coincidenza con il passaggio dei poteri dopo la caduta di Napoleone, anche a Borgo Ticino si verificano sommosse: il municipio viene assaltato e le carte dell’archivio comunale sono disperse e bruciate. Nel corso dell’Ottocento il paese tocca il suo momento di maggior splendore: la popolazione cresce fino ad arrivare ai 2701 abitanti del 1901; si sviluppano manifatture tessili (filatoi, tinteggiature di cotoni e fustagni); i commerci ricevono un notevole incremento dalla costruzione della ferrovia Novara-Arona, inaugurata il 14 giugno 1855; Borgo Ticino diventa capoluogo di mandamento, sede di pretura, del Tribunale di giudicatura e dell’Ufficio delle regie Gabelle. Nella prima parte del XX secolo il paese ha conosciuto una crisi dovuta alla perdita di peso della agricoltura collinare, manifestatasi anche attraverso una forte emigrazione verso l’estero. Il 13 agosto 1044 il borgo viene tragicamente colpito dalla barbarie nazifascista: 12 giovani vengono fucilati per rappresaglia, il paese viene saccheggiato e in parte incendiato. Dopo il 1945 si ha una forte ripresa demografica in seguito all’immigrazione dal Veneto e dal sud. Le trasformazioni urbanistiche non hanno però toccato la fitta cortina di boschi che circonda il paese, quasi un naturale collegamento tra l’area del Parco del Ticino e quella dei Lagoni di Mercurago: un’occasione importante per uno sviluppo di iniziative di agriturismo o turismo rurale.

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