BOLOGNA - QUARTIERE BORGO PANIGALE

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Cenni Storici

Alcuni scavi fatti in cave di argilla e laterizi, presenti nel territorio di BORGO PANIGALE, hanno portato alla luce resti di una struttura interrata, con elementi caratteristici attribuibili alla fase antica del Mesolitico, momento culturale databile agli inizi del VI millennio a.C. Altri reperti ritrovati nel territorio sono riferibili all’età del Bronzo antico. L’età romana è documentata da ritrovamenti di epigrafi e resti di ville. Essendo situato alle porte della città in un punto strategico della via Emilia ed avendo nel territorio fiumi come il Reno ed il Lavino, il Borgo fu sempre coinvolto nelle lotte interne fra i vari Signori che si contendevano il dominio su Bologna e nelle guerre fra Bologna ed altre città. Nel XIII secolo il “BURGUS”, costituisce una comunità, ed in questo periodo si afferma lo sviluppo della mentalità mercantile tesa al profitto, determinando l’introduzione del nuovo tipo di contratto agrario di mezzadria, preannunciando condizioni più dure per i coloni. La vita dei coloni a Borgo Panigale non doveva essere facile per i molti motivi: obbligo della difesa del suolo; obbligo di migliorare i propri fondi (arginature dei fiumi Reno e Lavino); devastazioni della guerra e della natura. Per devastazioni della natura s’intendono le inondazioni, in quanto per avere più terreno da adibire a colture di grano e di alberi da frutta, il disboscamento attuato fu molto esteso. Nel Medio Evo, Borgo Panigale era una caratteristica borgata agricola costituita da abitazioni circondate da campi coltivati e frutteti, verdure, canapa, panico e da risaie, e funzionava come le altre aree del contado di Bologna. Nei secoli a venire, le calamità, le carestie, le epidemie, ecc., non risparmiarono i campi: i contadini ringraziavano Dio, se riuscivano a mangiare la “PANICCA”, cioè la farinata o la polenta di PANICO cotta nel latte. È da qui che deriva il nome del Borgo, in quanto vi era una elevata coltivazione di PANICO (Borgo del Panicale, nome che compare per la 1° volta in una nota dell’anno 1117). Furono poi le abbazie, nei tempi più moderni (saltando il periodo Felsineo e Bononeo), a lanciarsi nell’impresa di ribonifica dei territori, lasciati troppo a lungo in balia delle invasioni barbariche, che causarono il degrado del territorio. Sempre in questo periodo il territorio si arricchì di numerose ville e si abbellirono le chiese già presenti come la Parrocchia di S. Maria Assunta, la chiesa di Medola e di Spirito Santo. Nel 1816, in seguito ad una nuova distrettualizzazione all'interno dello Stato Pontificio, fu dichiarato appodiato: una comunità con una sua amministrazione ed un suo proprio Ufficiale (chiamato Sindaco), ma dipendente da un Comune maggiore, e cioè Bologna. Nel 1832 l'appodiato fu promosso Comune di Borgo Panigale. L’unificazione d’Italia conferma Borgo Panigale comune a sé, con una superficie di Km2 24,99 ed una popolazione di 4.260 abitanti nel 1861. Nel 1864, inoltre, viene completata la ferrovia Porrettana e la stazione di Borgo Panigale è la prima stazione della linea Bologna-Firenze, punto nevralgico per le merci da e per la Toscana. Nell’ultimo scorcio del secolo l’amministrazione, espressione della piccola e media borghesia locale, operava in assoluta aderenza al potere centrale. Ciò porterà all’aggregazione di gruppi di lavoratori e, come conseguenza, alla formazione nel 1877, di una prima organizzazione su base solidaristica: la Società di Mutuo Soccorso per gli Artigiani e gli Operai. Per quanto riguarda il territorio di Casteldebole, secondo il Giordani, risulta relativamente recente non il borgo ma la denominazione del territorio. Poco prima del 1600, nella località dove ora sorge appunto Casteldebole, è segnalata la presenza di un’unica casa privata: la casa del Magnifico Corsini; nel 1792 si aggiunsero altre case e l’agglomerato assunse il nome di Castello. Nel 1797 tale località era chiamata Castel Forte, nome che muterà, ai primi dell’800 in Castel Debole, a seguito dei danni subiti dalla zona per le piene del Reno: la prima pianta in cui compare ufficialmente il nome “Casteldebole” è una carta militare del 1884. All’inizio del XX secolo il territorio comunale, molto fertile, è adatto sia all’allevamento che alla coltivazione di cereali, legumi, frutta, foraggi, viti e canapa. Nelle grandi famiglie contadine all’attività agricola si affianca quella di tessitura della canapa e del cotone grazie al lavoro di 175 telai. Il bracciantato aveva notevole peso nell’agricoltura, mentre un consistente nucleo di proletariato industriale si andava formando, grazie all’insediarsi di numerose industrie per la lavorazione delle carni suine, di concimi chimici e piccole imprese di costruzioni. Il censimento del 1901 rileva l’aumento della popolazione a 5.373 unità; nascono nuovi insediamenti produttivi e si incrementa l’edilizia abitativa. Il 15 dicembre del 1923, abolite le elezioni per Comune, Parlamento e Province, nel Comune di Borgo Panigale si insediò un Commissario Prefettizio, il quale rimase in carica per oltre cinque anni, seguito da un podestà ed ancora da un commissario fino al 1937, anno in cui il Comune di Borgo Panigale verrà aggregato al Comune di Bologna. Il Regio Decreto n. 1793 del 5 novembre 1937, convertito nella legge n. 2441 del 30 dicembre 1937, sancirà la soppressione del Comune di Borgo Panigale dopo 105 anni di esistenza e la sua aggregazione al Comune di Bologna. Gli abitanti del soppresso comune erano 11.477, secondo i dati del censimento del 1936, per un totale di 2.318 famiglie. Malgrado la soppressione del Comune, le tradizioni della comunità locale hanno impedito che il Borgo si trasformasse in un’anonima periferia cittadina. Pure nella nuova dimensione industriale, che dal secondo dopoguerra si è andata accentuando, Borgo Panigale ha mantenuto sempre una propria autonoma identità. Negli anni del secondo dopoguerra il quartiere è stato ricostruito con notevoli ampliamenti, come previsto dal piano di ricostruzione. Il territorio di Borgo Panigale, come abbiamo visto, è sorto e si è sviluppato lungo la via Emilia; questa importante arteria per anni è stata l’unica strada che ha svolto la funzione di collegamento del territorio con il centro cittadino. Il completamento del programma di grande viabilità ha in parte migliorato, negli anni ‘60-‘70, tale situazione. La storia di questo quartiere, dal 1937 in poi, segue di pari passo quella di Bologna, che lo tenne sempre saldamente sotto controllo, quasi considerandolo “terra di frontiera”, rivestendo in epoche diverse un ruolo primario nella cornice delle vicende bolognesi.

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