BELLARIA-IGEA MARINA

Cambia Comune

Storia

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Cenni Storici

I centri balneari di Bellaria e Igea Marina si sono costituiti in Comune autonomo nel 1956, distaccandosi dal Comune di Rimini. Il territorio del nuovo Comune comprende dunque la frazione di Bordonchio, quella di Igea Marina e quella di Bellaria con le località Bagno e Cagnona. La frazione più antica del nuovo territorio comunale è Bordonchio. Il fondo di Bordunclo è registrato nel Codice Bavaro come fondo di proprietà della Chiesa di Ravenna nei secoli VIII-X e il nome della frazione compare in molti altri documenti di età medioevale, come riporta lo storico riminese Luigi Tonini. Altre testimonianze costituite da alcune lapidi in marmo del XIII e XIV secolo confermano l’antica origine di Bordonchio, anteriore di almeno tre secoli alla fondazione di Bellaria. Nella frazione, lungo la via Romea, si trova la Chiesa di San Martino, edificata nel XVIII secolo probabilmente su un sito occupato in precedenza da una pieve antichissima, che sembra risalire addirittura al VI-VII secolo. Altro luogo storicamente significativo della frazione è il Castello Benelli (l’antico Castrum Libani), ricordato già in una pergamena del 1023 come possedimento della Chiesa ravennate. Il Castello sorgeva nel sito oggi occupato da Palazzo Benelli, edificio costruito nel secolo scorso nel luogo dove sorgeva una casa da caccia dei Malatesta. Sulla via litoranea tra Viserba e Bordonchio si trova la frazione di Castellabate, che da una pergamena del 1371 risulta appartenere ai possedimenti malatestiani del contado riminese. Cagnona è l’altra frazione riminese entrata a far parte del Comune di Bellaria Igea Marina: secondo le ricerche dello storico Gino Vendemini questa frazione deriva probabilmente il nome da una famiglia ferrarese. Notizia certa dell’esistenza di una località denominata Bellaria si ha non prima del 1371, anno cui risale un atto di vendita di alcune terre della frazione fra diversi esponenti della famiglia Malatesta. è certo che ancora prima del 1371 la famiglia Malatesta avesse costruito un castello nelle vicinanze del fiume Uso: si tratta del Castrum Lusi, citato da Malatesta da Verucchio nel suo testamento. Per più di due secoli il castello di Bellaria fu eletto a luogo di villeggiatura dai Malatesta. Il castello fu poi saccheggiato, incendiato e in parte distrutto da Ludovico d’Angiò durante il periodo di lotte per la supremazia sul regno di Napoli. Nel 1464 Bellaria fu annessa al vicariato di Santarcangelo, insieme a Poggio Berni, Trebbio, Borgo e Razzano. Le cronache riferiscono che alla fine del Quattrocento Bellaria era divenuta luogo di ritrovo di incontri amorosi e di piacevole soggiorno da parte delle famiglie nobili riminesi. Il centro storico di Bellaria conserva l’impronta novecentesca delle abitazioni, nonostante le alterazioni apportate dai successivi interventi urbanistici. Recentissima è invece l’origine della frazione Igea Marina: fu Vittorio Belli, medico riminese, a dare questo nome nel 1912 al lembo di terra che si estende tra Viserba e Bellaria. Le leggi del 1905 che tendevano a salvaguardare il patrimonio boschivo delle zone litoranee incoraggiarono il medico riminese a intraprendere la bonifica della zona che si estende oltre il fiume Marecchia nei pressi di Bellaria, per farne un piacevole luogo di soggiorno marittimo. Il rimboschimento ebbe la funzione di creare una piacevole e salutare cornice alla spiaggia. Conclusasi l’operazione di bonifica, cominciarono ad essere edificate le prime abitazioni e, intorno al 1913, cominciarono a sorgere le prime pensioni. A partire dal 1929 Igea Marina fu scelta come zona ideale di soggiorno, destinata anche all’insediamento di colonie per bambini. Dell’originario progetto del Belli resta oggi ad Igea Marina soltanto la maglia regolare dell’intreccio di vie che il medico riminese, da amante del mondo classico, aveva battezzato con i nomi dei più noti poeti latini. Nel secolo scorso, l’esplosione edilizia succeduta all’espandersi del flusso turistico ha prodotto una progressiva cementificazione del territorio, in cui la vegetazione è oggi quasi completamente relegata alla zona a monte della ferrovia dove è stato creato il Parco urbano Del Gelso.

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