BAGNO A RIPOLI

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Storia

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Cenni storici

I ritrovamenti archeologici testimoniano per Bagno a Ripoli origini molto antiche, risalenti al periodo etrusco. Sotto la dominazione di Roma il paese acquisisce maggior importanza quale crocevia di scambi commerciali; inizialmente denominato Quartum (quarto miglio da Firenze), prese poi il nome Ripulae (dagli argini eretti per impedire le inondazioni dell'Arno) e solo successivamente fu battezzato Bagno (dal rilievo assunto come località termale). Attivo borgo tra Firenze, Fiesole e Arezzo, in epoca romana è teatro di un’importante opera di disboscamento e bonifica del territorio, che apre la strada all’introduzione di nuove colture e vede il sorgere di vie di comunicazione intorno ai centri abitati. Sono i Franchi, conquistatori dopo la caduta di Roma, a diffondere nel territorio il sistema feudale: i grandi fondi vengono divisi in terre signorili e tributarie tra le grandi famiglie dell'epoca. Nasce così il vassallaggio e sviluppa l'insediamento dei contadini intorno ai grandi castelli padronali. Il secolo XII vede la costituzione delle Leghe, che abbattono i vecchi sistemi feudali e si organizzano per la gestione e difesa del territorio. In particolare, il Comune di Bagno diviene, nel corso del secolo successivo, il principale riferimento della Lega di Ripoli e diventa un modello di gestione agraria, sostenuto da mezzi di produzione agricoli realizzati da un artigianato in forte sviluppo. I castelli dei signori vanno lentamente in rovina o si trasformano in dimore di campagna delle famiglie benestanti. Si afferma la famiglia dè Medici e con l'organizzazione del Granducato di Toscana viene dato nuovo impulso allo sviluppo economico. La famiglia dei Lorena, protagonista dal XVIII secolo, vede Leopoldo I conferire a Bagno a Ripoli il ruolo giuridico di comunità: introduce tasse e limitazioni sulle proprietà ecclesiastiche e propone la centralità del potere dello Stato anche in materia di istruzione e beneficienza. In questo periodo l'artigianato acquista maggiore importanza e si affianca all'attività contadina; nei centri abitati sorgono numerose botteghe (fabbri, falegnami, mastri carpentieri) e si sviluppano le professioni (renaioli, boscaioli, lavandai). Con l’annessione della Toscana all'Impero Francese nel 1807 il codice napoleonico viene applicato anche nelle zone del ripolese; in particolare la circoscrizione obbligatoria porta il deserto nelle campagne delle valle dell'Ema: contadini convertiti in soldati e orde di poveri affamati che non hanno cibo a sufficienza. Durante la Restaurazione si cerca di rimediare agli effetti della dominazione napoleonica, con il ripristino di alcuni benefici ecclesiastici ed il calo delle imposte dirette. Carestia, incertezza e criticità della situazione politica sono gli ingredienti che stimolano in tutto il territorio la diffusione delle idee risorgimentali e l’adesione attiva alle lotte d'insurrezione per l'indipendenza. Nel 1861 Bagno a Ripoli diviene ufficialmente annesso al Regno d'Italia e riconosciuto con il titolo di Comune. Lo sviluppo della vicina Firenze (Capitale del Regno d'Italia nel 1865) dà inizio allo spostamento dei contadini verso la città: nuove abitudini, idee e stili di vita contagiano anche i territori circostanti, diffondendo ideali socialisti. La Prima Guerra Mondiale porta morte e sacrificio, le campagne vengono nuovamente spopolate, poi l’avvento del Fascismo e il precipitare della situazione verso la Seconda Guerra Mondiale: proprio in questa zona, tra il 1940 e il 1943, opera un campo di internamento civile. Territorio, popolazioni ed economia del ripolese escono distrutti dal periodo bellico. Bagno a Ripoli si riorganizza come territorio in prevalenza agricolo basato sulla mezzadria ed incentrato sulla produzione di grano, olio, vino e allevamento di bestiame. E sono proprio i lavoratori delle campagne del ripolese ad esprimere con forza nuove esigenze di democrazia e rottura della subordinazione: l’Unione delle Cooperative di Bagno a Ripoli (1951) nè è la massima espressione.

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