BAGNACAVALLO

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Le origini

Le ipotesi sull’origine del toponimo sono diverse e tra queste vi è quella che riferisce di una sorgente terapeutica nelle cui acque avrebbe trovato guarigione il cavallo dell’imperatore Tiberio. Nello stemma del comune, infatti, è rappresentato un cavallo su un terreno acquitrinoso e la scritta “Ingredior Rhoebus Cyllaros Egredior”, secondo Luigi Balduzzi, conferma il potere curativo delle acque del luogo: “Entro infermo ed esco sano”. Più verosimilmente, il toponimo ricorda la presenza di un fiume in prossimità del primo agglomerato urbano, per attraversare il quale era necessario bagnare i cavalli (le denominazioni del luogo, fino quella attuale, sono “Ad Caballos”, “Balneum Caballi” e “Balneocaballum”). Tuttavia, altri studi non confermano l’edificazione di Bagnacavallo ad opera di Tiberio e fanno risalire le prime tracce di insediamento umano alla tarda età del bronzo. Dal predominio degli Umbri si passa a quello degli Etruschi, intorno al 500 a.C., per poi assistere allo stanziamento del Galli Lingoni che, cacciati fino alle zone litoranee, fondano prima Faenza (191 a.C.) e, successivamente, Bagnacavallo. Saranno i Romani, infine, a sconfiggere i Galli e ad occupare il territorio mettendo in atto una vasta colonizzazione che, a seguito di opere di bonifica, suddividono le terre secondo il metodo della centuriazione romana. E’ grazie al dominio Romano che Bagnacavallo diventa una sede civile e di culto di notevole importanza. Dopo la caduta dell'Impero Romano d’Occidente, il territorio subisce la dominazione dei Barbari per poi passare all’Esarcato di Ravenna. Si susseguono le egemonie gotiche, bizantine e longobarde. In epoca medievale, la città è in potere dello Stato Pontificio ma è la famiglia Manfredi di Faenza che ne esercita il potere. Nel 1375, Gregorio XI cede Bagnacavallo e Cotignola al condottiero inglese John Hawkwood (tradotto in “Giovanni Acuto”) che, dopo 7 anni, la consegna agli Estensi. Di nuovo riannessa alla Chiesa fino al 1796, Bagnacavallo passa sotto alla supremazia napoleonica e, dopo la breve parentesi francese, vi ritorna fino all’unità nazionale.

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