AREZZO

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Cenni storici

Le prime tracce di un antico nucleo abitato, situato nella parte alta della collina, risalgono alla fine del VI secolo a.C. Nel secolo successivo essa era già compresa tra le città stato più importanti d’Etruria. A testimonianza di tale prestigio vi è la celebre Chimera di bronzo, ritrovata nel XVI secolo e restaurata da Benvenuto Cellini, attualmente conservata al Museo Archeologico di Firenze. Di particolare interesse è la scritta che l’opera reca sulla zampa destra, “tins cvil”, ovvero “dono votivo a Tinia”, il Giove etrusco, che fa supporre fosse collocata in un grande tempio. Tra il III e il I secolo a.C., in epoca romana, la città conobbe un periodo di grande sviluppo, divenendo uno dei maggiori capisaldi per la conquista dell’Italia settentrionale. Venne pertanto dotata di una cortina a tal punto imponente da essere menzionata da Vitruvio (“E latere in Italia...Arretio vetustam egregie factum murum”). All’età augustea risalgono l’Anfiteatro, il teatro (distrutto nel XVI secolo) e le terme. Si diffonde l’industria della ceramica sigillata aretina, i cui prodotti, contraddistinti dalla tipica vernice rosso-corallina e dalla decorazione a rilievo, vennero portati anche oltre i confini dell’Impero. Con il crollo dell’Impero Romano si registrò anche per Arezzo un lungo periodo di decadenza. Poche, infatti, le testimonianze della vita culturale ed artistica dei secoli altomedioevali. Occorre attendere gli anni intorno al Mille per assistere ai primi accenni di ripresa. Dal punto di vista politico, questo periodo fu caratterizzato dall’autorità vescovile: i vescovi, quali defensores civitatis, vivevano nel castello fortificato di Pionta (Duomo Vecchio). A partire dal 1059 essi cominciarono a fregiarsi (primo esempio in Italia), anche del titolo comitale. I vescovi-conti si successero così fino al 1175, anche se, a partire dalla fine del Mille, il loro potere cominciò ad essere insidiato dalla crescente autorità del libero comune aretino. La presenza di un console ad Arezzo è infatti documentata fin dal 1098. Il XII secolo registrò un deciso aumento demografico, tanto da rendere necessaria la costruzione di una nuova cinta muraria al fine di abbracciare tutti i borghi che si erano formati a ridosso delle antiche mura. A questi anni risale anche la costruzione della Pieve di Santa Maria Assunta, splendido esempio di architettura romanica. Alla fine del Duecento, in seguito al trasferimento della sede vescovile in città, ebbe inizio la costruzione del Duomo. Nel frattempo il comune aretino conseguì la massima autonomia, retto in prevalenza dalla parte ghibellina. Le tensioni con la Lega guelfa di Toscana, capeggiata dal Comune di Firenze, non tardarono a farsi sentire, culminando nello scontro di Campaldino che segnò la disfatta ghibellina. Dal punto di vista culturale, l’Arezzo duecentesca vantava l’apertura dello Studium, nonchè l’attività di celebri rimatori come Guittone d’Arezzo ed artisti locali (Margarito d’Arezzo). Nel 1304 la città diede i natali a Francesco Petrarca. Nei primi anni del XIV secolo si affermava la potente famiglia ghibellina dei Tarlati di Pietramala nella figura di Guido. Per la città ebbe inizio un nuovo periodo di intenso sviluppo: si ampliò ulteriormente la cinta muraria e il tessuto urbano si arricchì di numerose costruzioni religiose e civili, tra cui il Palazzo dei Priori (1333). Nel 1327 a Guido Tarlati successe il fratello Pier Saccone, uomo privo di doti politiche e militari, tanto che, nel 1337, cedette la città a Firenze. Arezzo si venne così a trovare in un momento di profonda crisi politica, in continuo contrasto con la nuova dominante. Saccheggi e distruzioni si protrassero fin verso la fine del secolo quando la città entrò definitivamente nell’orbita fiorentina. Per Arezzo fu la fine non solo dell’indipendenza, ma anche dell’autonomia culturale ed artistica. Le nuove condizioni modificarono profondamente anche l’assetto urbano: la necessità di un nuovo sistema di fortificazione indusse la signoria medicea alla distruzione di importanti edifici religiosi e civili, tra cui il Palazzo del Comune e il Duomo Vecchio, simboli, oltretutto, di un radicato orgoglio cittadino. Nel 1573 nella parte superiore di Piazza Grande iniziarono i lavori per la realizzazione del Palazzo delle Logge, disegnato da Giorgio Vasari, che ad Arezzo nacque nel 1511. Il lungo periodo della dominazione fiorentina significò per Arezzo un progressivo declino economico, sociale e culturale. La città comincerà a riprendersi solo a partire dal XIX secolo.

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